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Curiosità | Le Note
Inizio delle note
(Inno a San Giovanni)

" Ut queant laxis Resonare fibris Mira gestorum Famuli tuorum Solve polluti Labii reatum Sancte Iohannes » " Affinche' possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni i tuoi servi, cancella il peccato del loro labbro contaminato, o san Giovanni »

La fama di questo inno di strofe saffiche, scritto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono, si deve a Guido d'Arezzo, che ne utilizzo' la prima strofa per trarne i nomi delle 6 note dell'esacordo. Guido d'Arezzo (992 ca.-1050 ca.) creo', infatti, il primo sistema di scrittura diastematica, una scrittura, cioe', che permetteva di indicare le diverse altezze delle note da intonare, che egli chiamo' tetragramma perche' inseriva dei segni, che sarebbero poi diventati le moderne note, in una griglia costituita da quattro righe parallele. Fu questo l'inizio dell'uso delle note, nelle quali la scrittura delle durate era ottenuta proporzionalmente cioe' la durata di una nota era indicata in proporzione alle altre. Alle note che erano posizionate negli spazi e sulle linee, Guido assegno' nomi corrispondenti alle sillabe iniziali dei primi sei versetti soprariportati dell'inno dedicato a San Giovanni Battista come memorandum per gli allievi: la vera innovazione di Guido fu che le prime sillabe dell'Inno non servirono soltanto per dare un nome alle note, ma anche a darne l'intonazione relativa. In questo modo un cantore poteva intonare a prima vista un canto mai udito prima semplicemente facendo riferimento alla sillaba dell'Inno con la stessa intonazione della prima nota con la quale iniziava il canto, per averne un'immediata idea della tonica. A questo procedimento di memorizzazione Guido diede il nome di solmisazione. Negli anni che seguirono il tetragramma di Guido d'Arezzo, in origine dotato di un numero variabile di linee, si sarebbe stabilizzato su cinque linee, assumendo il nome di pentagramma e la nota Ut avrebbe mutato il suo nome in Do ponendo le basi della notazione musicale moderna. Il nome della nota Si non si deve a Guido D'Arezzo, ma fu aggiunto solo nel XVI secolo: infatti il canto gregoriano, e la musica medievale in genere, non prevedevano l'uso della sensibile, cioe' del settimo grado della scala. Non stupisce pertanto, nella musica dell'inno in questione, che la nota iniziale del settimo e ultimo verso della strofa non prosegua l'andamento diatonico ascendente delle sillabe iniziali dei 6 versi precedenti (non sia cioe' un Si, secondo la notazione moderna, ma un Sol). Il nome della settima nota della scala diatonica fu tratto dalle iniziali delle due parole che compongono detto verso: (Sancte Iohannes = Si). Ut queant laxis e' l'inno liturgico dei Vespri della solennita' della nativita' di San Giovanni Battista che ricorre il 24 giugno. L'inno nella versione originale prosegue così:

Nuntius celso veniens Olympo te patri magnum fore nasciturum, nomen et vitae seriem gerendae ordine promit. Ille promissi dubius superni perdidit promptae modulos loquelae; sed reformasti genitus peremptae organa vocis. Ventris abstruso positus cubili senseras regem thalamo manentem, hinc parens nati meritis uterque abdita pandit. Antra deserti teneris sub annis civium turmas fugiens, petisti, ne levi saltim maculare vitam famine posses. Praebuit hirtum tegimen camelus, artubus sacris strofium bidentis, cui latex haustum, sociata pastum mella locustis. Caeteri tantum cecinere vatum corde praesago iubar adfuturum; tu quidem mundi scelus auferentem indice prodis. Non fuit vasti spatium per orbis sanctior quisquam genitus Iohanne, qui nefas saecli meruit lavantem tingere limphis. O nimis felix meritique celsi nesciens labem nivei pudoris, prepotens martyr heremique cultor, maxime vatum! Serta ter denis alios coronant aucta crementis, duplicata quosdam; trina centeno cumulata fructu te, sacer, ornant. Nunc potens nostri meritis opimis pectoris duros lapides repelle asperum planans iter, et reflexos dirige calles, ut pius mundi sator et redemptor mentibus pulsa luvione puris rite dignetur veniens sacratos ponere gressus. Laudibus cives celebrant superni te, deus simplex pariterque trine, supplices ac nos veniam precamur: parce redemptis!

Nell'uso liturgico l'inno viene diviso in piu' parti per essere cantato in diversi momenti: cosi' la sezione che inizia ad "Antra deserti teneris sub annis" e' propria del Mattutino, mentre quella che ha per primo verso "O nimis felix meritique celsi" viene cantata durante le Lodi. In tempi recenti il primo verso della seconda strofe e' stato cambiato in "Nuntius caelo veniens supremo" per eliminare la menzione troppo paganeggiante all'Olimpo.

CURIOSITA' SACRE E... PROFANE
SANTA CECILIA - PATRONA DELLA MUSICA, DEVE PROBABILMENTE LA SUA FAMA AD UNA TRADUZIONE IMPRECISA

Le uniche notizie sulle vicende terrene di S. Cecilia sono riportate nella Passio sanctae Ceciliae che, come tutti i documenti riguardanti i primi martiri cristiani, contiene elementi di verita', misti ad episodi legati alla fantasia popolare. E' certo che la giovane Cecilia fosse una nobile romana del III secolo, convertita al Cristianesimo ed amica di Papa Urbano, che trascorreva in preghiera gran parte della sua giornata, indossando il cilicio sotto i ricchi abiti. La storia parla anche di un fidanzato, Valeriano, che la sposo' senza consumare il matrimonio, poiche' Cecilia aveva deciso da tempo di consacrarsi a Dio ed un angelo vegliava sulla sua purezza. Convintosi che la moglie era nel giusto, anche Valeriano si converti', come suo fratello Tiburzio e tanti altri che ebbero la fortuna di incontrare Cecilia. La fama della giovane arrivo' ben presto alle autorita', per cui Turcio Almachio, prefetto di Roma, decise di liberarsi di questa ingombrante presenza. Inizialmente tento' di eliminarla, senza successo, facendola bruciare nel bagno di casa. In seguito ne decreto' la decapitazione ma, dopo tre colpi, non si riusci' a staccare la testa dal resto del corpo. Cecilia, quindi, sopravvisse agonizzante per tre giorni, durante i quali prosegui' ad esortare tutti quelli che aveva convertito e li affido', insieme con la casa e i beni, al Papa Urbano. Da questo breve riassunto emerge, a parte il dato strettamente religioso, come manchi qualsiasi legame tra la giovane fanciulla e la musica, della quale e' patrona da secoli, e non e' un caso che, nelle prime iconografie, la Santa appariva in compagnia di una palma o di una corona, entrambe simboli del martirio. Soltanto nel tardo Medioevo la sua immagine comincio' ad essere abbinata ad uno strumento musicale, solitamente un organo portativo. Tutto sarebbe nato da un fraintendimento nella traduzione della frase, tratta dalla Passio e relativa all'episodio delle nozze, dove veniva indicato che: "Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava soltanto per il Signore nel suo cuore". Qualcuno fece cadere le ultime tre parole, per cui il testo assunse un significato completamente diverso, trasformando Cecilia in una cantante. Comunque siano andate le cose, l'abbinamento fra S. Cecilia e la musica si e' dimostrato vincente, ispirando artisti e compositori e, soprattutto, dando alla Santa una enorme e duratura popolarità anche fra la gente comune.

QUALCHE CURIOSITA'... SU AUTENTICI... CARATTERACCI

BRAHMS
Si racconta che una sera fece commenti offensivi su molti dei presenti, poi nell'atto di uscire, sulla porta si fermo' e disse: "Se e' rimasto qui qualcuno che ho tralasciato di insultare... beh, gli chiedo scusa!" Un altro episodio lo vede attorniato da ciarliere ammiratrici, dalle quali non riusciva a sfuggire in alcun modo. Allora si accese un sigaro. Le signore furono alquanto scandalizzate che si permettesse di inviare tutto il fumo sui loro visi. Qualcuna piu' audace gli disse: "Beh, insomma! Un gentiluomo non fuma alla presenza di gentili signore!". E lui, in mezzo al proprio fumo: "Care signore, dovreste saperlo, dove vi sono gli angeli, vi sono anche le nuvole!". Durante la riproduzione di una sonata di Beethoven con un amico violoncellista, un giorno, questi gli ha chiesto di azionare i pedali del suo pianoforte con meno entusiasmo. Piu' "morbido", si e' lamentato, "non riesco a sentire il mio violoncello.". "Sei fortunato," rispose Brahms.

HAENDEL
Si diceva che Haendel avesse un carattere burbero ed impulsivo, mescolato con un forte sarcasmo. Infatti alle prove per il Flavio sedeva al clavicembalo ad accompagnare e un Tenore, non gradendo il suo modo di tenere il tempo, si inquieto' a tal punto da minacciarlo di saltare sul clavicembalo e sfasciarlo. Haendel rispose: "Beh, fai pure, ma lasciami pubblicizzare un po' la cosa, verrebbe molta più gente a vederti saltare piuttosto che a sentirti cantare"

ROSSINI
Si racconta che era alquanto dubbioso su Wagner. Infatti alla richiesta di che opinione avesse del Lohengrin: "Mah," rispose, "non si puo' giudicare un'opera al primo ascolto. Ma di certo non ho intenzione di ascoltarla un'altra volta!" Sempre sul collega tedesco: "Wagner? Regala bellissimi momenti. Ma anche terribili quarti d'ora." Ancora su Wagner: un amico ando' a trovare Rossini e gli trovo' sul piano la partitura del Tannhauser capovolta. Gli chiese spiegazioni e il nostro disse: "Boh! Ho provato a suonarla da dritta, ma non ci si poteva fare nulla; l'ho girata, e va parecchio meglio!". La piu' divertente e' pero' questa. Di solito i compositori terminavano le composizioni classiche con un explicit del tipo "Soli Deo gloria", "Amen" e simili. Il manoscritto della Petite Messe Solennelle di Rossini termina con una formula del tipo: "Buon Dio, questa e' la mia povera Messa. Tu sai, o Signore, come lo so io, che sono nato per scrivere opere comiche e che il mio patrimonio consiste in un poco di cuore e di ancor meno scienza. Abbi percio' compassione e lasciami entrare in Paradiso"!

ANEDDOTI

BACH
Si racconta che Bach, una volta, entro' in una sala gremita di gente dove c'era anche il suo ospite che suonava il clavicembalo. Ovviamente nel vedere Bach il tizio si alzo' subito, pasticciando cosi' con le dita e creando un accordo parecchio dissonante. Bach allora si precipito' sui tasti, risolse al volo l'accordo in questione e concluse con una cadenza adatta, e soltanto dopo saluto' il suo ospite!

ALAN BERGH
Quando sono stati eseguiti a Vienna nel 1935, i primi estratti da Lulu' di Alan Berg, il compositore ricorda un gruppo di aspiranti critici in mezzo al pubblico, che gridavano: "Viva Ciajcovskij!" "Poveri ragazzi!" ha osservato Berg. "I loro nonni hanno agito nello stesso modo quando e' stata eseguita in questa stessa sala quaranta anni fa, la quinta di Tchaikovksy, solo che allora alcuni hanno gridato per Schubert."

LUCIANO BERIO
Nel mese di ottobre 1981, il pacifista compositore Luciano Berio ha dato uno speciale concerto all'aperto ad Orvieto, per promuovere la pace. Nel condurre la sua ultima opera, Berio ha usato un colpo di cannone per simboleggiare la terribile distruttivita' della guerra. Purtroppo, l'esplosione e' stata maggiore del previsto e, quando il fumo si e' diradato, uno dei presenti e' stato trovato ferito, sanguinante, e gravemente sconvolto, ad una certa distanza dal suo posto di prima fila. La confusione che ne segui' fu enorme. E... "Questo doveva accadere", si lamento' Berio: "Quando stavo cercando di fermare la guerra con la mia musica!"
E' possibile richiedere il noleggio delle parti staccate per orchestra sinfonica della Petite Messe Solennelle di G. Rossini contattando la segreteria dell'Associazione al n° 329/3835989 o scrivendo a : info@romaincanto.com
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