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Con questa locuzione si indica un gruppo di compositori attivi
nel XVI sec. presso la cappella papale a Roma, il cui principale
rappresentante fu Giovanni Pierluigi da Palestrina. La loro produzione
è caratterizzata da: musica di genere prevalentemente sacro,
messe e mottetti; fusione di elementi tipici della polifonia franco-fiamminga
con la sonorità e la melodia italiana; ritmica regolare
e scorrevole; preferenza di melodie gregoriane in funzione di
cantus firmus.
La scuola romana realizzò gli ideali estetici e le esigenze
liturgiche della musica sacra della Controriforma formulate dal
Concilio di Trento (1545 – 63).
Il Concilio permise l’esecuzione in chiesa
della musica polifonica (musica figurata) nonostante le proposte
di proibizione, stabilendo tuttavia queste condizioni:
- comprensibilità del testo:
fu conseguita mediante l’omofonia declamatoria e accentuativa
per le parti dal testo denso ed esteso, mentre lo stile polifonico
veniva riservato a segmenti brevi (come nel Sanctus o negli Amen);
- dignità espressiva:
in opposizione agli eccessi degli “affetti” e allo
stile madrigalistico;
- esclusione del cantus firmus profano
e di parodie nelle messe: proscrizione rispettata solo
inizialmente (numerose messe parodia di Palestrina, Lasso, ecc.).
Nelle decisioni conciliari svolsero un ruolo determinante Jacobus
De Kerle con le sue Preces speciales (1561) e Palestrina con la
Missa Papae Marcelli (1562 – 63). Favorito dall’ideale
della Controriforma, lo stile di Palestrina divenne il modello,
l’esempio per eccellenza della polifonia sacra di rito cattolico.
In contrapposizione alla crescente autonomia
assunta dalla musica polifonica, la Chiesa promosse una riforma
del canto gregoriano e una sua più ampia utilizzazione.
Palestrina, Anerio, Suriano e altri compositori lavorarono a questa
riforma (accorciamento dei melismi ecc.). La nuova Editio Medicea
apparve nel 1614, e rimase in uso fino alla Editio Vaticana del
1907.
(da: “Atlante di Musica”, Sperling & Kupfer)
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